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La sua ricerca artistica è strettamente legata al quotidiano; alla dipendenza che le nuove tecnologie e l’informazione generano nell’individuo, a come influiscono sul suo stato d’animo e le sue ambizioni.

«La mia attenzione è rivolta al presente. Il mio percorso si interessa al quotidiano: un qualcosa che mi avvolge e tante volte mi soffoca; altre, poche ma buone, mi esalta. Tuttavia èpresente e mi bombarda»

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Orizzonti di cemento

Pulpa Festival Vol.2_2022

La poetica locuzione che Edoardo Ettorre utilizza per intitolare la sua opera a Montesilvano porta con sé il carico e il senso di responsabilità con cui viene trattato il tema del progetto, che viene restituito dall’artista in una chiave diretta ed evocativa, attraverso inconfondibili pennellate che trasudano realismo e realtà.

Cinque figure rappresentate di spalle vengono ritratte mentre tendono una mano sulla propria fronte, nel gesto quasi involontario che ognuno di noi, almeno una volta nella vita, si è trovato a compiere di fronte allo scenario mozzafiato offerto dalla natura: scrutare l’orizzonte.

Presto notiamo, però, che lo sfondo sul quale prende vita la scena è sorprendentemente spiazzante e lascia l’osservatore perso in un oblio di perplessità. “Cosa staranno guardando questi uomini e queste donne? E perché sono così intenti a dare le spalle al pubblico? Vedono forse qualcosa che lo spettatore non riesce a vedere?”

In un vortice di esitazione, le coscienze si smuovono e l’inconscio di chi osserva bussa alla porta della razionalità, quando si comprende che non c’è e non ci sarà nessun orizzonte da ammirare se l’uomo continuerà a vivere circondato dal cemento; e non ci sarà spazio per sognare e sbalordirsi ancora, se non tentando di abbattere i muri con l’arte.

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