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Luca Ledda si divide da anni tra due mondi, quello dell’illustrazione e quello dell’arte urbana, con opere murali sparse per l’Italia e nel mondo.

Ad unire la carta e le tele ai muri e le pareti c’è il segno, lasciato dai pennelli così come dalle matite, coi colori o in bianco e nero, ma sempre ben riconoscibile e impegnato nel dar vita a un immaginario che mette insieme il surrealismo pop a una bella ricerca sui simboli e gli archetipi dell’inconscio collettivo.

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Burn Out

Pulpa Festival Vol.2_2022

L’artista torinese tratta la tematica della crisi ambientale che viviamo con un atto di denuncia, riversando nell’opera gli stilemi della sua pittura surrealista e grottesca.

La Terra brucia. Le fiamme la avvolgono completamente, come se fosse la capocchia di un fiammifero appena acceso. Il riferimento all’impatto delle attività antropiche sulla salute del pianeta è evidente. Il dito umano che spunta da un’estremità del muro è il segnale chiaro ed inequivocabile che la responsabilità dei danni provocati agli ecosistemi naturali sia da imputare all’opera dell’uomo.

Nonostante tutto, avvinghiato a quel dito, il fusto di una pianta incede tortuoso e rigoglioso lungo il muro, terminando la sua corsa in un bocciolo pronto a schiudersi. Una nuova vita sta per fiorire, proprio quando sembrava essere tutto perduto. La Terra ha ancora un’occasione per essere preservata e tutelata.

Ciò che vuole comunicare l’artista è che l’uomo, nei rapporti con il pianeta che lo ospita, mette comunque del suo, nel bene e nel male. Per salvare l’ambiente bisogna innanzitutto rispettarlo, averne cura ed avere un approccio con la natura molto più simbiotico.

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